
Robot aspirapolvere Dyson sempre più autonomi, ma soprattutto progettati per affrontare la pulizia della casa come un sistema completo e non come una semplice questione di potenza di aspirazione. Con i nuovi Dyson R1 Nurovi Dry e Dyson R2 Nurovi Wash+Dry, il marchio porta infatti sui robot alcune delle tecnologie sviluppate nel tempo per i propri aspirapolvere senza filo, aggiungendo soluzioni specifiche per uno dei limiti più frequenti di questa categoria: riuscire a pulire davvero bene bordi, angoli, superfici differenti e zone nelle quali polvere, capelli e detriti tendono ad accumularsi.
I due modelli condividono sensori intelligenti, navigazione LiDAR, spazzola laterale estensibile anti-groviglio, il nuovo sistema Twin-capture e una stazione ciclonica senza sacco che automatizza diverse operazioni dopo la pulizia. R2 Nurovi Wash+Dry aggiunge poi il lavaggio dei pavimenti con particolari panni triangolari, progettati proprio per raggiungere quelle aree che i classici mop circolari possono lasciare scoperte.
È questo, più ancora della singola specifica tecnica, il punto interessante dei nuovi robot aspirapolvere Dyson. Ogni componente è stato sviluppato per occuparsi di una parte precisa del lavoro: la spazzola laterale si avvicina alle pareti, il sistema Twin-capture gestisce in modo differente detriti grandi e polvere fine, il sensore piezoelettrico misura lo sporco, le tecnologie di rilevamento riconoscono il tipo di superficie e il software modifica automaticamente il comportamento del robot.
Nel modello Wash+Dry entrano in gioco anche lavaggio, sollevamento dei panni quando viene rilevato un tappeto e una base capace di occuparsi della loro pulizia e asciugatura. Il risultato è una gamma che cerca di ridurre quanto più possibile quegli interventi manuali che, nei robot meno evoluti, finiscono spesso per ridimensionare la promessa di una pulizia davvero automatica.

Robot aspirapolvere Dyson: Twin-capture, bordi e angoli diventano il cuore del sistema
Uno dei problemi più evidenti dei robot aspirapolvere riguarda proprio le zone periferiche della stanza. La forma del corpo macchina e la posizione delle spazzole rendono spesso complicato arrivare perfettamente contro le pareti o dentro gli angoli, lasciando quella sottile linea di polvere che obbliga poi a intervenire manualmente. Nei nuovi robot aspirapolvere Dyson, la risposta passa innanzitutto attraverso una spazzola laterale estensibile con design anti-groviglio, progettata per spingersi verso l’esterno e avvicinarsi maggiormente a pareti e angoli.
La struttura utilizza un’inclinazione precisa e un connettore flessibile che controlla pressione e direzione delle setole, con l’obiettivo di guidare meglio lo sporco verso il flusso d’aria invece di disperderlo. Allo stesso tempo, il design cerca di ridurre l’accumulo di peli e capelli intorno alla spazzola, un dettaglio particolarmente importante nelle case con animali domestici o persone con capelli lunghi.
A questa soluzione si affianca il nuovo Dyson Twin-capture, che affronta il problema della raccolta dividendo il lavoro in due fasi. I detriti più grandi e pesanti richiedono infatti un’azione meccanica differente rispetto alla polvere sottile: per questo le setole della spazzola convogliano fisicamente briciole e residui più voluminosi all’interno del robot, mentre il motore concentra l’aspirazione sulla polvere fine e sulle particelle più piccole. È una filosofia interessante perché sposta l’attenzione dal dato puro della potenza a come questa viene effettivamente utilizzata. Entrambi i modelli arrivano a 21 kPa, ma Dyson insiste soprattutto sul coordinamento tra spazzole, aspirazione e rilevamento, proprio perché una buona pulizia non dipende semplicemente dalla capacità del motore di generare depressione.
Nel Dyson R2 Nurovi Wash+Dry, l’attenzione a bordi e angoli continua anche durante il lavaggio. I tradizionali panni circolari possono inevitabilmente lasciare spazi non trattati negli angoli, mentre Dyson utilizza dei panni lavapavimenti ispirati al triangolo di Reuleaux, una geometria particolare costituita da tre archi di cerchio. La forma mantiene una larghezza costante durante il movimento, ma le estremità riescono ad avvicinarsi meglio ai punti più difficili. Il robot utilizza inoltre un movimento eccentrico per aumentare il contatto con il pavimento lungo pareti e angoli. Quando incontra un tappeto, i panni possono sollevarsi di 9 mm, così da evitare di bagnare la superficie tessile.
Robot aspirapolvere Dyson che riconoscono sporco e superfici
L’altro elemento fondamentale della nuova generazione riguarda la capacità di capire cosa si trova davanti al robot. I robot aspirapolvere Dyson R1 Nurovi Dry e R2 Nurovi Wash+Dry utilizzano un sensore piezoelettrico per rilevare in tempo reale i livelli di polvere e modificare automaticamente l’aspirazione quando necessario. A questo si aggiungono tecnologie che riconoscono le differenti tipologie di pavimento, così il comportamento del dispositivo può variare in funzione della superficie invece di procedere sempre con la stessa impostazione. È una parte essenziale del concetto di pulizia automatizzata: non basta che il robot segua una mappa, deve anche adattarsi a ciò che trova durante il percorso.
La navigazione viene affidata alla tecnologia dToF LiDAR, mentre il rilevamento e l’evitamento degli oggetti utilizzano un sistema laser lineare. L’obiettivo è permettere al robot di muoversi tra mobili e ostacoli e di costruire un percorso coerente all’interno dell’abitazione. Attraverso l’app MyDyson è poi possibile intervenire sulla programmazione, definire zone specifiche, personalizzare le modalità di pulizia e monitorare ciò che il dispositivo ha realmente fatto. L’app fornisce anche informazioni sulla copertura e sulle prestazioni della sessione, rendendo più semplice individuare eventualmente ambienti o zone che richiedono una gestione diversa.
Il vantaggio di questa impostazione è che il proprietario non deve scegliere ogni volta manualmente quanta potenza utilizzare oppure come comportarsi su ciascun pavimento. In modalità automatica, il robot aspirapolvere Dyson cerca di prendere queste decisioni in autonomia, adattando aspirazione e comportamento ai dati raccolti dai sensori. È esattamente il tipo di automazione che rende più sensato affidare la pulizia quotidiana a un robot: non limitarsi a percorrere la stanza, ma modificare realmente il lavoro in base alle condizioni incontrate.
Robot aspirapolvere Dyson R2 Nurovi Wash+Dry: la stazione fa molto più che ricaricare
Il concetto di sistema completo emerge ancora più chiaramente osservando la base di ricarica. Nei nuovi robot aspirapolvere Dyson, infatti, la dock non serve soltanto a riportare la batteria al 100%, ma diventa un vero centro di manutenzione automatico. La stazione utilizza otto cicloni Dyson per svuotare in maniera igienica i detriti secchi raccolti dal robot e lo fa senza ricorrere ai tradizionali sacchetti usa e getta. Lo sporco viene quindi trasferito in un contenitore sigillato, riducendo la necessità di svuotare manualmente il piccolo serbatoio interno del robot dopo ogni sessione.
Sul Dyson R2 Nurovi Wash+Dry, la base si occupa anche della gestione dei panni. Dopo la pulizia, vengono lavati automaticamente con acqua calda a 75 °C e successivamente asciugati con aria a 45 °C, un processo studiato anche per contrastare il rischio di cattivi odori e formazione di muffe. La stazione integra inoltre un serbatoio per l’acqua pulita da 2,1 litri e uno per quella sporca da 1,2 litri, mentre il robot dispone di un piccolo serbatoio interno da 75 ml. È proprio questa parte a distinguere maggiormente il modello Wash+Dry dal R1: chi sceglie il secondo cerca soprattutto l’aspirazione automatica, mentre R2 costruisce un ciclo più completo che comprende aspirazione, lavaggio e manutenzione dei panni.
Anche le autonomie riflettono questa differenza. Dyson R1 Nurovi Dry arriva fino a 120 minuti, mentre R2 Nurovi Wash+Dry raggiunge fino a 90 minuti. Entrambi possono però tornare automaticamente alla base, ricaricarsi e riprendere la pulizia se l’abitazione richiede più tempo di quanto consenta una singola carica. In questo modo l’autonomia nominale diventa meno vincolante nelle case più grandi, perché il robot può completare il ciclo attraverso una pausa intermedia.
Robot aspirapolvere Dyson R1 o R2: quale scegliere e quanto costano
La differenza tra i due nuovi robot aspirapolvere Dyson è quindi molto più netta di una semplice variazione di prezzo. Dyson R1 Nurovi Dry è dedicato alla pulizia a secco e mantiene le tecnologie centrali della nuova piattaforma: Twin-capture, sensore piezoelettrico, rilevamento delle superfici, navigazione LiDAR, spazzola laterale estensibile anti-groviglio, controllo tramite MyDyson e stazione ciclonica senza sacco. Con un peso di 3,4 kg e un’autonomia fino a 120 minuti, si rivolge soprattutto a chi vuole delegare l’aspirazione quotidiana di pavimenti e tappeti senza introdurre anche la gestione dell’acqua.
Dyson R2 Nurovi Wash+Dry, che pesa 3,6 kg, aggiunge invece l’intero sistema di lavaggio: panni a triangolo di Reuleaux, sollevamento automatico sui tappeti, serbatoio dell’acqua e base capace di lavare e asciugare automaticamente i mop. È quindi il modello da considerare quando l’obiettivo è affidare al robot una parte ancora più ampia della pulizia dei pavimenti, accettando naturalmente una stazione più grande e un prezzo superiore.
I due modelli sono disponibili da ottobre 2026 presso i Dyson Demo Store e sul sito del marchio. Dyson R1 Nurovi Dry costa 549 euro, mentre Dyson R2 Nurovi Wash+Dry è proposto a 849 euro. È disponibile inoltre Dyson Concierge, un servizio virtuale su appuntamento dedicato all’installazione dei robot.
La vera novità, però, rimane l’approccio complessivo. I nuovi robot aspirapolvere Dyson non cercano di risolvere tutto aumentando semplicemente la potenza del motore, ma distribuiscono il lavoro tra componenti molto specifici: una spazzola per bordi e capelli, un sistema distinto per polvere fine e detriti grossi, sensori per capire quando aumentare l’aspirazione, tecnologie per riconoscere il pavimento, una geometria particolare per lavare gli angoli e una base che riduce le operazioni di manutenzione. Ogni pezzo ha un compito preciso e tutti lavorano insieme. Ed è probabilmente proprio qui che R1 Nurovi Dry e R2 Nurovi Wash+Dry risultano più interessanti: l’automazione non riguarda soltanto il movimento del robot, ma l’intero ciclo della pulizia domestica.






